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Rosmini: la scienza del bello

Una fondata autonomia dell'arte in relazione all'integralità della persona. (Videocorso a cura del Prof. Pier Paolo Ottonello)

A tutt’oggi si può considerare sostanzialmente inedita la filosofia del bello di Rosmini. In realtà si è interessato delle arti lungo l’intero suo percorso e in molti modi, in particolare fruendo di poesia, pittura e architettura. Compiutamente architettonica è la vera e propria enciclopedia delle scienze che costruisce con le sue opere, numerose quanto fondamentali. Sul piano speculativo non si limita a dialogare con i contemporanei, ma intesse approfondimenti a raggio intero con i gangli della storia delle arti nonché della filosofia delle arti. Dal Saggio sull’idillio al Sistema filosofico, dalla Psicologia alla Teosofia impianta la “scienza del bello” entro organiche integrazioni di antropologia, psicologia, pedagogia, economia, ascetica, cosmologia. La struttura speculativa che è alla base del suo organismo enciclopedico implica una posizione non allineabile né a illuminismi né a razionalismi, né a sensismi né a empirismi: dunque non può collimare con contemporanee forme né di romanticismo né di neoclassicismo. La sua metafisica del bello poggia sull’identità dialettica di verità e bellezza. Ne consegue una fondata autonomia dell’arte in relazione con l’integralità della persona: né solo sensibile né solo intelligente e volente, ma orientata al bello triadicamente naturale intellettuale morale.

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