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Dio come essere?

Metafisiche classiche e metafisiche analitiche. Convegno Internazionale di Filosofia - Istituto di Studi Filosofici e Giornale di Metafisica - Lugano 15-16 maggio 2015

La dottrina di Dio come Essere stesso sussistente è stata considerata il cuore del pensiero di Tommaso d’Aquino e, per molti anni, anche il segno distintivo di ogni metafisica cristiana. Fra alterne vicende la dottrina si ritrova anche in Hegel, che la critica e però, insieme, la porta forse fino alle sue estreme conseguenze speculative. In epoca contemporanea, dopo le critiche neokantiane all’Assoluto hegeliano e, poi, soprattutto, dopo quelle heideggeriane alla cosiddetta ontoteologia, il discorso metafisico su Dio come Essere stesso sussistente, all’interno della filosofia continentale, è passato perlopiù – con le felici eccezioni di “tomisti esistenzialisti” come E.Gilson o J.B. Lotz – in secondo piano, fino a giungere alla nota proposta di un “Dio senza essere” di J.L. Marion. In ambito analitico, invece, grazie ad alcuni saggi di P. Geach che instauravano un confronto fecondo con alcune nozioni della filosofia della matematica di G. Frege, la riflessione su Dio come Essere sussistente è stata oggetto di rinnovato interesse (B. Miller, A. Llano, S. Brock, E. Berti) e di accessi dibattiti (C. Hughes, A. Kenny), anche come conseguenza della svolta ontologica (ontological turn) tipica della più recente filosofia analitica. Il Convegno, organizzato dal Giornale di Metafisica insieme all’Istituto di Studi Filosofici della Facoltà di Teologia di Lugano, si è proposto di esaminare la questione, mettendo a confronto e, possibilmente, in dialogo ambiti di solito lontani, ossia la prospettiva continentale e quella analitica della filosofia contemporanea. Alcuni esempi di questioni affrontate sono: ha da dire ancora qualcosa al discorso metafisico su Dio la critica heideggeriana all’ontoteologia? Ha da dire qualcosa di interessante al discorso metafisico su Dio la distinzione fregeana fra “Es-gibt-Existenz” e “Wirklichkeit”? E’ veramente la stessa la risposta alle domande “Dio esiste?” e “che cosa è Dio?”. Come evitare il rischio filosofico di ridurre Dio ad una platonica idea sussistente, nello stesso tempo individuale e comune, o ad un Assoluto panteisticamente inteso? Come evitare il rischio filosofico di ridurre Dio ad un ente fra gli enti, primo ma tuttavia pur sempre interno al mondo? E, infine (e prima ancora): è filosoficamente possibile dire “Dio” e, di più, attribuirgli il nome proprio di “Essere”?

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