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Clemente Rebora: tra melma e sangue

Lettere e poesie di guerra – Conferenza sul volume edito da Interlinea Edizioni – Milano 12 novembre 2008

Uno dei maggiori poeti del Novecento testimonia la crisi drammatica della prima guerra mondiale, vissuta attraverso una vigilia tumultuosa e poi un’esperienza personale tragica «tra melma e sangue» che lascia una ferita indelebile. Scritta tra il 1914 e il 1917, la raccolta è stata curata da Valerio Rossi e pubblicata da Interlinea Edizioni.

Nelle incandescenti lettere, Rebora parla di «esperienza non dicibile», di «mostruoso intontimento», di «Calvario d’Italia» e di «ammazzatoio di Barbableu» usando parole come «orrore», «tanfo», «imbestiamento». La guerra è abisso, è «inghiottitoio» e le poesie di Rebora ne richiamano la natura vorace, la desolazione assoluta. «Però se ritorni / Tu uomo, di guerra / A chi ignora non dire; / Non dire la cosa, ove l’uomo / e la vita si intendono ancora».
Curato da Valerio Rossi, il volume “Tra melma e sangue. Lettere e poesie di guerra”, preceduto da un’introduzione di Giovanni Tesio, è diviso in due sezioni. La prima raccoglie poesie e prose liriche che si riferiscono al clima di imminenza della guerra e poi all’esperienza di partecipazione diretta al conflitto. Ogni testo ha un’introduzione critica con l’indicazione delle pubblicazioni precedenti, ed è seguito da un ricco apparato di note. La seconda sezione raccoglie le lettere scritte da Rebora, negli stessi anni, a famigliari e amici ed è conclusa dalla lettera a Giovanni Capristo del 1925. Il lettore può seguire il cammino umano e poetico che portò Rebora da una sofferta e drammatica partecipazione alla guerra fino alla maturazione profonda della sua conversione, che sfociò nella decisione di diventare religioso rosminiano e sacerdote.
La conferenza con approfondimenti e lettura di alcune poesie, si è tenuta a Milano. Curata da Roberto Cicala, direttore di Interlinea Edizioni, ha visto la partecipazione di Valerio Rossi, curatore della raccolta di lettere e poesie di guerra, Andrea Cortellessa, critico letterario e di Patrizia Valduga, poetessa, la quale ha recitato alcune poesie.

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