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La coscienza in Rosmini e nel dibattito attuale

L’altra metafisica e il recupero della “libertà positiva” oltre Kant ed Hegel - VI Cenacolo Filosofico - Varese 23-25 novembre 2012

Il grande tema di quest’opera di Rosmini è come ricongiungere la libertà metafisicamente alla moralità, per riguadagnare la “libertà positiva” contro il rischio del liberalismo post-kantiano il quale svuota la libertà dei suoi contenuti morali e quindi della sua dimensione metafisica. Si tratta quindi, in altre parole, del “compito hegeliano”, senza però sfociare nel rischio di quest’ultimo che sacrifica, come prezzo di questa operazione, l’individualità della responsabilità soggettiva, perché consegna il soggetto all’incarnazione dello spirito oggettivo ossia allo Stato. Tra Kant ed Hegel ci si avverte quindi del dilemma di una libertà del soggetto senza poter dedurre metafisicamente la morale, da un lato, e dal superamento del soggetto nell’oggettività della morale, dall’altro. Rosmini, senza confrontarsi esplicitamente con questa alternativa, ne presenta però una terza soluzione, in cui questo dramma tra libertà e morale caratterizza il dramma del soggetto stesso. Un tale dramma, la morale casistica e deduttivistica dei tempi di Rosmini, innanzitutto dei gesuiti, non lo prevede, e così è proprio questa istanza del soggetto che emerge nel Trattato, a suscitare quelle polemiche che dovrebbero protendersi lungo tutta la vita di Rosmini e portare alla condanna postuma. Essendo segnato con questo gravame, il “Trattato della coscienza morale” non è stato più recepito fino ai giorni nostri, quando il superamento di questa condanna ha reso possibile la riflessione della IV fase. Per questo motivo, l’opera è di particolare interesse per la IV fase che con un VideoConvegno intende delineare le possibilità interpretative di questa opera fondamentale oggi.

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