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Per una fondazione ontologica dell non essere. Percorsi speculativi nella Teologia Kantiana

VIDEOCONVEGNO: “Metaphysics Reloaded” (Relazione del Prof. Luca Ferrara)

All’interno della speculazione occidentale, il contributo del criticismo kantiano si è rivelato più volte fondamentale nel chiarire e nell’avanzare soluzioni nel campo di ricerca della metafisica. Ora se è vero che la maggiore parte degli studiosi ha individuato nell’opera matura del pensatore di Königsberg un punto di vista privilegiato da cui analizzare il criticismo, è anche vero che negli ultimi anni, l’ermeneutica kantiana, rivolgendo una maggiore attenzione alla fase precritica del pensiero del filosofo tedesco, ha messo in luce l’originalità teoretica che emerge da un’attenta disamina delle opere giovanili. Noi, muovendo proprio dalle analisi emerse negli studi più recenti, vorremmo analizzare il concetto di Dio e la prova della sua esistenza così come viene presentata da Kant nello scritto del 1763 L’unico argomento possibile per una dimostrazione di Dio. In questo scritto Kant, muovendo dalla distinzione leibniziana-wolffiana, tra possibile, compossibile e reale, perviene a una ridefinizione della nozione della nozione di esistenza. Tale concetto, non venendo più inteso come la traduzione logica di una certa quantità di essere presente nella compossibilità delle note che formano la nozione di un determinato soggetto, viene interpretato dal filosofo tedesco come posizione assoluta, in quanto è sciolta dal viluppo dalle relazioni logiche. Infatti, sebbene il concetto di esistenza sia esprimile tramite rapporti logici, presenti nell’articolazione di un concetto, essa non può essere considerata più un predicato, in quanto viene a porsi indipendentemente e primariamente rispetto ai concetti tramite cui viene studiata. A partire da questa nuova definizione di esistenza, il pensatore tedesco modifica significativamente la prova ontologica dell’esistenza di Dio. Infatti, l’esistenza dell’essere supremo non viene dedotta facendo leva sulla sua essenza perfettissima, ricavando poi da essa la necessità dell’esistenza, ma viene provata come condizione ontologica dei possibili e delle loro possibili combinazioni, ma i possibili potendo essere combinati in diversi modi possono dare luogo anche ad una relazione contraddittoria, la quale, sebbene non sia suscettibile di realtà ontologica, si offre al pensiero come una manifestazione del nulla.

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