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Antonio Rosmini: Scritti giovanili di filosofia della politica

Fra i Philosophes e i luoghi retorici della restaurazione, la politica roveretana e quella milanese (Videocorso tenuto dal Dr. Biagio Muscherà)

Di Antonio Rosmini, che senza dubbio è uno dei filosofi che maritano maggiormente di essere posti sotto l’insegna del liberismo cattolico, è stata iniziata una nuova lettura quando ci si è accorti del peso che ha avuto, almeno fino verso ai trent’anni, nei suoi scritti giovanili di filosofia della politica la cultura della restaurazione. Nel presente corso ci si vuole soffermare su quelli che possono definirsi gli albori della ‘filosofia pratica’ del Roveretano. Un tale approccio permette non soltanto una comprensione più adeguata del contesto socio-culturale nel quale il Rosmini giovane vive, ma ci aiuta anche a intravedere quelle che sono le istanze da cui il suo pensiero maturo prende avvio. In filigrana sarà possibile cogliere, infatti, le esigenze dalle quali si mette in moto l’edificazione dell’immenso edificio speculativo del Roveretano.

l presente corso di lezioni si sofferma su quel particolare momento del percorso speculativo del Rosmini in cui egli, da una parte, sta per varcare la soglia che lo separa dalla sua ‘infanzia’ filosofica e, dall’altra, esegue un primo bilancio complessivo dell’attività saggistica giovanile, che culmina con la pubblicazione degli Opuscoli filosofici. In modo già consapevolmente sistematico,il Filosofo avvia, in questo periodo, nuove indagini e, in particolare, concepisce il progetto enciclopedico di una Filosofia della politica. Di quest’ultima, è lecito distinguere una prima parte, detta Politica prima, alla cui stesura Rosmini attende dal 1822 al 1826 a Rovereto e una seconda parte o Politica seconda, che comincia con il biennio del soggiorno milanese (1826-1828), durante il quale l’immensa ‘Opera politica’ viene completamente riprogettata. Nel pensiero politico del giovane Rosmini confluiscono voci diverse: non soltanto elementi tradizionali esercitano su di lui un benefico influsso, ma anche suggestioni contingenti e moderne vengono messe a frutto nel suo discorso politico. La stessa polemica anti-illuministica  – insieme alla considerazione di quell’evento storico-politico che è la rivoluzione francese  – non ha in Rosmini soltanto un valore negativo; essa, all’interno di un inevitabile contrasto, assume le movenze di un confronto che implica anche l’assimilazione; proprio perché gli argomenti rifiutati non vengono mai respinti senza essere stati prima esaminati dall’interno, sviscerando ciò che contengono di vero o di falso. Ma i problemi della politica aprono anche al giovane filosofo prospettive che non possono essere circoscritte o che non possono esaurirsi nell’ambito o sul terreno della filosfia della politica: il problema del male e del suo significato; la mancanza di «un sistema di metafisica che non esiste»; il bisogno di chiarire i presupposti antropologici ed etici di una nuova e organica cultura cristiana all’altezza dell’esigenze del mondo moderno. La politica così doveva per il momento essere abbandonata. Si apriva il periodo più fecondo, ma anche più fortemente ed originariamente costruttivo dal punto di vista teoretico dell’attività di pensiero del Rosmini: dal terreno della politica, lungo le accennate linee di approfondimento, si staglieranno nel tempo le opere fondamentali. Ma intanto, il Roveretano si rendeva conto che l’enorme edificio speculativo che si apprestava a costruire aveva bisogno di un basamento solido. Ne nascerà il primo frutto brillante, quello che egli chiamerà il «Preliminare», con la pubblicazione a Roma nel 1830 del Nuovo Saggio sull’origine delle Idee.

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