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I “limiti” del diritto

La Filosofia del diritto di Rosmini come metafisica della libertà (Videocorso tenuto dal Prof. Markus Krienke)

Bisogna aggiornare l’interpretazione che Giuseppe Capograssi ha proposto del “diritto” in Rosmini: «Il tutto del suo pensiero [di Rosmini] è qui che l’individuo è persona. E tutto il problema del diritto per lui sta racchiuso nel concetto di persona. Chiarire questo concetto è chiarire il suo pensiero giuridico». Insieme all’ermeneutica di Sergio Cotta, sui “limiti” della politica in Rosmini, tale proposta deve essere aggiornata tramite l’interpretazione che Francesco Petrillo propone del diritto in Rosmini, ossia la sua fondazione razionale-epistemologica nella definizione del “dovere giuridico” emancipata dalla morale e dalla metafisica del Roveretano. Al di là del pregio di questa interpretazione per una comprensione più teoretica e speculativa del diritto in Rosmini, essa rischia di perdere ciò che Capograssi e Cotta hanno definito il nucleo del diritto ossia l’esperienza personalistica la quale per Rosmini è «la potenza di affermare tutto l’essere» e cioè «mediante l’intelletto, colla partecipazione della verità; mediante la facoltà di volere, colla pratica della virtù; e mediante il sentimento, colla fruizione della felicità o della beatitudine». Con questa declinazione della persona nella prospettiva dell’ontologia trinitaria della Teosofia, Rosmini non soltanto afferma di presupporre tale ontologia per la filosofia del diritto, ma anche di declinare quest’ultima come metafisica pratica, ossia come una metafisica della libertà. In questa prospettiva, le due parti del “diritto individuale” e del “diritto sociale” non sono mere “applicazioni” della teoria del diritto elaborata nelle parti iniziali, ma la vera e propria realizzazione, chiamata “derivazione”, di questa metafisica. Lungo questo principio interpretativo, il videocorso si presenta come un’introduzione generale alla “Filosofia del diritto” di Rosmini

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