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La democrazia intesa come “partecipazione” non si può sottoporre a referendum

“Metafisica e Democrazia” (Relazione della Dr.ssa Stefania Zanardi)

Il dibattito sulla “democraticità” della metafisica nell’ambito etico-politico è chiamato a rispondere ai seguenti interrogativi: si può fondare la democrazia su valori assoluti? La “dignità della persona” è un concetto relativo solamente alle diverse aree geografiche o ai diversi momenti storici, oppure assume caratteri di assolutezza ed è sempre e comunque valido, sia pure in differenti condizioni? Utile appare il riferimento al personalismo rosminiano. La persona è il fondamento della vita umana e sociale. Ricordiamo che Rosmini si richiama ad “un soggetto intellettivo che contiene un principio attivo supremo”. Il principio attivo supremo, base della persona, è informato dal lume della ragione, che fornisce la “norma della giustizia”. Il richiamo al lume della ragione pone alla base delle capacità personali un elemento assoluto. Secondo Rosmini la persona del capo-famiglia è chiamata ad amministrare gli interessi della società civile attraverso una delega a persone che godono della sua fiducia. Non esiste in Rosmini un vero e proprio concetto di democrazia, poiché nega che la sovranità popolare esista, realizzandosi, per lui, solo un trasferimento di poteri limitato dall’individuo al corpo politico. Non si può parlare di democrazia in Rosmini nemmeno riguardo alla partecipazione degli individui alla gestione pubblica ed all’elaborazione legislativa: infatti per lui il voto per l’elezione del Parlamento è limitato alle persone che contribuiscono alle tasse. Pertanto esiste un’assoluta eguaglianza delle persone solo nella loro soggettività intellettiva e volitiva. Tutti, infatti, partecipano al “medesimo principio attivo supremo”. Non esiste invece eguaglianza nell’esercizio del potere di delega. Il sistema politico preferito da Rosmini è quello liberal-costituzionale e la società civile viene amministrata da quelle persone che sono delegate dai padri famiglia. Nell’esercizio del governo e nell’attività legislativa devono essere rispettati i diritti di tutti. In questo senso Rosmini riconosce un’“eguaglianza democratica” sancita da quell’istituzione fondamentale che è il Tribunale politico, eletto a suffragio universale. Quindi l’eguaglianza ha una radice metafisica nella dignità della persona e si esplicita in quell’unicum istituzionale che è un tribunale eletto con il voto di tutti.

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