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La libertà di Dio come presupposto necessario per la possibilità di una storia umana

“La libertà di Dio. Sulla Teodicea di Rosmini” (Relazione del Prof. Markus Krienke)

L’XI Cenacolo Rosminiano del Rosmini Institute pone al centro della riflessione un’opera del Roveretano che fin ora è stato trascurato anche se lo stesso Rosmini lo considerò il punto di approdo del suo pensiero metafisico: la Teodicea. Segnata dalla fine del progetto di una “filosofia della storia” e arresosi davanti all’incombere del male nella storia del XX secolo, la filosofia contemporanea fa fatica a realizzare ciò di cui la Teodicea rosminiana è forse l’ultima testimonianza: conciliare il dilemma tra la spiegazione razionale del male, che renderebbe superflua l’affermazione dell’esistenza di Dio, e la sua origine inspiegabile e misteriosa. E’ questo, precisamente, il tema della libertà di Dio, come unico topos dove comprendere la radicalità della libertà umana nella scelta tra bene e male – radicalità che si comprende soltanto laddove si supera un’interpretazione del male come semplice privatio boni. Ma non soltanto in questo aspetto si individua il passo di Rosmini oltre l’orizzonte tomistico del problema: la libertà di Dio, in chiavi di divina bontà, diventa per Rosmini anche la chiave di ripensare in termini nuovo quel predicato divino che fin ora era il responsabile del fallimento di ogni teodicea, ossia l’onnipotenza, e di approdare ad una metafisica fondamentalmente alternativa alla sostituzione idealistica della teodicea con la filosofia della storia, portando l’approccio leibniziano ad un suo risultato non-razionalistico. Secondo Rosmini, tale consiste nel comprendere la libertà umana e storica nella libertà divina, e dà in questo modo espressione del significato della libertà morale. In questo modo, la possibilità del male – ossia in termini rosminiani: la permissione del male da parte di Dio –, che nella storia umana si realizza poi di conseguenza, diventa un presupposto della libertà di Dio perché soltanto in questo modo la libertà dell’uomo risulta affermata in essa.

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