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La Teosofia di Rosmini tra metafisica ed anagogia

Il pensiero assoluto dell’essere – VIII Cenacolo Filosofico – Gazzada (Va) 9 novembre 2013

Pensiero assoluto dell’essere in quanto “il pensiero è l’autotrasparire dell’essere” (Barzaghi) è il progetto metafisico in cui si incontrano le intenzioni di Rosmini e del pensatore domenicano contemporaneo Giuseppe Barzaghi. Tale pensiero cerca di oltrepassare i limiti speculativi del concetto classico dell’analogia in chiave fondativa. Questo oltrepassamento, per Rosmini, è la logica dell’actus essendi che si realizza nella circuminsessione delle tre forme dell’essere ideale, reale e morale. Una filosofia ricavata dal cristianesimo, dell'”ambiente divino”, oltrepassando la contraddizione in cui il pensiero incorre qualora problematicizza il suo rapporto con la realtà, con il pensiero assoluto che non concepisce l’Assoluto come Dio ma Dio come Assoluto (Barzaghi). Esigenza idealistica del pensiero che non incorre però nell’impasse hegeliana e gentiliana di un pensiero che non riconosce più l’actus essendi e quindi l’ipsum esse subsistens ma che si configura come pensiero puro dell’essere assoluto, pensiero-pensante “in quanto è pensare” (Bontadini). Rosmini e Barzaghi scoprono questa esigenza come mero movente del pensiero di Tommaso d’Aquino con cui supera l’aristotelismo ed ispira una metafisica che va oltre il realismo aristotelico, da un lato, ma anche oltre l’idealismo, sia nella sua ispirazione platonica che in quella hegeliana, dall’altro. Tale confronto (Krienke, Barzaghi) viene affiancato da considerazioni su Anselmo d’Aosta (Vettorello), sulla filosofia analitico-tomista della religioni, e sulla dimensione filosofico-teologica dell’anagogia (Bellelli).

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