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Personalismo, filosofia della politica e costituzionalismo

Rosmini tra il Risorgimento e la post-modernità (Videocorso tenuto dalla Dr.ssa Margherita Giua)

L’attenzione e la sensibilità per i temi politici da parte di Rosmini, sin dai tempi giovanili, segnala un realistico legame intercorrente tra persona e politica: quest’ultima può agevolare la realizzazione di quella. Fondamentali le categorie rosminiane di appagamento, fini prossimi e ragione ultima o fine remoto della politica. Un filo lega l’uomo intero e l’interiorità della persona alla politica, e non l’astratto cittadino nella sua esteriorità come volevano erroneamente altri autori e/o politici coi quali Rosmini si confrontò.
La categoria rosminiana dell’appagamento, consistente in un bene reale unito a un giudizio personale, pone il personalismo al centro della politica e “congiunge i mezzi politici con il cuore umano”, coinvolgendo pertanto nella filosofia della politica la concezione antropologica, psicologica e morale rosminiana. Ma anche fissa un criterio di fratellanza fra tutti e di giustizia.
La giustizia è centrale dunque a un duplice livello, politico e giuridico, ed è assunta anche a un terzo livello, nella sua ulteriore determinazione di giustizia sociale, alla base del costituzionalismo rosminiano.
Come avviene il processo reale di unificazione della compagine sociale, formata esteriormente (società visibile) di tanti e differenti elementi? Per Rosmini è nella società interna (società invisibile), ossia nelle coscienze e nelle volontà degli associati, che si anima il corpo sociale. Con questo processo Rosmini esamina il rapporto ragione-società, indicando la forza e l’energia di reale unificazione sociale nei vincoli intellettuali e morali, quindi nell’uso di una certa quantità di intelligenza. Parte da qui una critica alla ragione strumentale e tecnica, e una critica alla società dell’effimero e consumistica, che noi ben conosciamo.

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