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Rapporto tra società civile e società teocratica in Rosmini

“Consenso o conflitto? La società civile nel pensiero di Rosmini” (Relazione della Dr.ssa Stefania Zanardi)

Il concetto di società si configura come la parola-chiave attorno a cui ruota quell’intensa riflessione politico-giuridica che farà di Antonio Rosmini uno dei pensatori più rigorosi e rilevanti del nostro paese riguardo alle funzioni dello Stato e della società civile in un alternarsi di ruoli predominanti fra politica e diritto, nonché in relazione al rapporto delicato tra Stato e Chiesa che è oggi in continua evoluzione e si situa al centro del dibattito culturale e sociale. La prima formulazione “embrionale” di società che Rosmini enucleerà in un primo momento nella Politica prima, e successivamente, in maniera approfondita, nella Filosofia del diritto, si può rintracciare nel progetto giovanile della Società degli Amici che occuperà variamente il Roveretano negli anni tra il 1819 e il 1825. Sebbene esso non si sia realizzato concretamente, la lettura di parti rilevanti del suo statuto mostrano come il giovane Rosmini, da un lato, avesse ben chiare alcune idee riguardanti la carità intellettuale e, dall’altro, tendesse, se pur velatamente, per una riforma della Chiesa per quanto concerne in particolare quella che sarà l’istanza significativa nello scritto Delle Cinque piaghe della Santa Chiesa, di rivendicare all’Episcopato l’interessamento per un rinnovamento nella formazione del clero. Dopo un breve richiamo a questo giovanile ma ambizioso progetto, nella relazione si intende porre l’accento sulla visione rosminiana del rapporto tra Stato e Chiesa, attraverso la trattazione del rapporto intercorrente tra società civile e società teocratica.

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