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Attualità del pensiero politico di Rosmini

Tra crisi delle istituzioni politiche e della rappresentanza (Dibattito tra il Prof. Markus Krienke e il Prof. Francesco Petrillo)

Le interpretazioni del pensiero politico di Rosmini nella seconda metà del XX secolo si orientavano alla giustificazione della costituzionalità, della rappresentanza politica, della società civile e dei diritti fondamentali. Soprattutto il momento religioso veniva funzionalizzato decisamente a stabilizzare la laicità delle istituzioni politiche. Lungi da mettere in dubbio la legittimità di questo paradigma interpretativo, la situazione odierna si presenta radicalmente diversificata: la forte crisi che ha investito ormai queste istituzioni politiche consente una prospettiva diversa sulle istanze del pensiero politico rosminiano. I diritti fondamentali e il tribunale politico, infatti, a ben vedere non appaiono possano essere sufficientemente interpretati con la dimensione della giuridicità, ma attingono ad una dinamica verso la trascendenza della persona umana che nel momento dei nuovi dibattiti biopolitici diventa un argomento metagiuridico e metapolitico importante per la difesa incondizionata della persona e della giustizia sociale. Ugualmente interessante appaiono anche le riflessioni rosminiane sulla rappresentanza politica, che fin ora sembravano senz’altro inattuali, ma che proprio con la divisione tra il giusto e l’utile aprono possibilità di dialogo con le proposte attuali di una nuova “democrazia diretta”. Infine, si lascia evidenziare nel pensiero del Roveretano un’idea di società civile, che oltrepassa le impasse delle concezioni di Hegel, di Marx-Gramsci ma anche di Tocqueville, offrendo nuovi orizzonti per il dibattito attuale.

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