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Rosmini e lo stato

Dibattito tra il Prof. Markus Krienke e il Prof. Francesco Petrillo

Anche se in Rosmini lo Stato si riduce ad una mera funzione governativa della società civile, troviamo nel Roveretano tanti degli elementi che oggi si trattano all’interno della teoria dello Stato. Più precisamente, si può parlare in Rosmini soltanto di una “teoria dello stato e della società civile”, nella quale la dimensione metafisica della libertà è realizzata dalla persona, dalla società teocratica, dalla società domestica, e dalla società civile, mentre quest’ultima viene concepita come sussidiaria rispetto alle prime due. Questo sistema instaura la “costituzione secondo la giustizia sociale”, e soltanto all’interno di questa metafisica della libertà si comprendono anche – insieme alle considerazioni delle Cinque piaghe – le linee generali e la teoria dell’opera del medesimo titolo Costituzione secondo la giustizia sociale. E’ la teoria di un personalismo della libertà in cui la dimensione sociale, del bene comune e della giustizia sociale, è fondata sulla volontà libera dell’individuo, contrariamente alla concezione radical-democratica di Rousseau, al diritto naturale di Taparelli, e anche all’exeundum e statu naturali di Kant che diventa poi la base del sistema dell’eticità in Hegel. Il dibattito con la lettura gentiliana che Petrillo offre di Rosmini ha il pregio teoretico di considerare in Rosmini le dimensioni della metafisica della libertà senza che ciò sfocia in uno statalismo quale interpretazione peggiore, e negata da Petrillo, di Hegel e Gentile. Ciononostante, tale prospettiva confluisce in un razionalismo che Rosmini, non senza avvalersi di istanze hegeliane, ha cercato di superare.

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